Un aspetto molto particolare dell’Osteopatia al femminile di cui mi occupo riguarda la Manipolazione Fasciale post-ricostruzione mammaria, essenziale per ritornare alla normalità. Mi spiego.

Chirurgia ricostruttiva dopo cosa?

In sala operatoria, dove spesso arrivano le pazienti cui sia stata diagnosticata una neoplasia mammaria,
contestualmente alla mastectomia (ovvero alla rimozione della mammella e del tumore) oggi è ormai di routine completare l’intervento con soluzioni ricostruttive: ad esempio in due tempi con l’inserimento di un espansore e, a distanza di qualche mese, di una protesi definitiva, oppure in in un unico tempo posizionando direttamente la protesi.

Quali strutture muscolari sono coinvolte?

In questi casi il chirurgo utilizza una “tasca” sottomuscolare che si ricava sotto il muscolo grande pettorale e grande dentato, oppure si serve di lembi propri (autologhi) prelevati ad esempio dal muscolo gran dorsale. 

Questa conquista della chirurgia plastica, relativamente all’aspetto ricostruttivo del seno, è diventata da alcuni anni parte integrante della cura non solo della patologia oncologica ma anche e soprattutto della donna: abbiamo capito che l’integrità estetica e morfologica del corpo è fondamentale per permettere a queste donne eroiche di riappropriarsi della propria vita e guarire più velocemente.

Il focus del trattamento é la Fascia

Il mio compito, dopo la chirurgia, qualunque sia la tecnica ricostruttiva, è lavorare sulla Fascia, un tessuto connettivo presente in tutto il corpo, quasi come una seconda pelle, ininterrotto dalla testa ai piedi, che segue e modella la forma anatomica delle varie parti e che, per la sua grande adattabilità, collega ciascuna parte del corpo con il resto delle strutture muscolari, articolari, viscerali e vascolo-nervose.

La Fascia, per la salute dell’organismo, fa molto di più di quello che possiamo immaginare, ma non è questa la sede per approfondirne la fisiologia; ciò che più ci interessa in questo caso è la necessità di ripristinare la sua giusta tensione ed elasticità fisiologica, a seguito dell’intervento chirurgico durante il quale la Fascia viene “toccata”.

Il recupero passa anche dall’osteopatia

E’ per questa ragione che lavoro volentieri in collaborazione con i chirurghi che si prendono cura di queste pazienti tostissime: perché una corretta manipolazione dei diversi piani fasciali della zona operata restituisce alla paziente una migliore postura, il completo movimento dell’arto superiore (del lato operato) ed evita che la cicatrice possa nel futuro creare aderenze ed interferenze meccaniche tra strutture circostanti ed adiacenti la protesi.

Una volta una paziente mi ha detto: “l’Osteopatia è magica!” e può sembrarlo davvero per chi ne vede i risultati su se stesso; ma più che magia direi che è un grande lavoro di studio e dedizione, per ristabilire la salute nella pratica di tutti i giorni.